Per fare della visione dall’alto un punto di vista permanente – 3
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Il segreto per osservare nello stesso momento gli elementi yin e yang
Per fare della visione dall’alto un punto di vista permanente, è importante osservare nello stesso momento gli elementi yin e yang del cuore.
Fino a qualche anno fa, io mi accontentavo di trovare dentro di me soltanto uno squilibrio evidente (un attaccamento venuto in superficie) verso lo yin o verso lo yang.
E così credevo di aver capito me stesso.
Ma era uno stato da “rana nel pozzo che non conosce il grande oceano”.
Tutte le vibrazioni spirituali e tutte le vibrazioni materiali, se hanno un dritto, hanno anche un rovescio.
Se c’è la luce, c’è l’ombra.
Se c’è la forza, c’è anche la debolezza.
Se c’è il bene, c’è il male.
Se li si esprime con le parole più e meno, anche il più e il meno hanno a loro volta ciascuno uno yin e uno yang.
È così che sono composti “tutti gli elementi materiali e spirituali che formano l’universo”.
L’essere vivente chiamato essere umano fisico, nel mondo della Terra fino a oggi, in realtà ne vedeva soltanto una piccolissima parte, eppure credeva di sapere.
Quando si vede il più, si rivolga la coscienza anche al meno.
Quando si è messo a fuoco lo yin, si allarghi la visuale e si guardi insieme anche l’elemento yang.
È perché ci sono entrambi che c’è equilibrio.
Di per sé questo non ha bene né male, né giusto né sbagliato.
Le abitudini di pensiero di finora, che avevano dimenticato la Verità Universale e non ci arrivavano, avevano semplicemente scambiato il guardare solo la punta della coda dell’elefante per il conoscere l’elefante nella sua interezza.
Proprio questa era la verità dei pensieri irrisolti.
D’ora in poi noi, che lo abbiamo saputo, quando vediamo una parte guarderemo l’insieme che si apre al di là di essa.
Così la profondità delle consapevolezze diventa diversa come il giorno e la notte.

Esercitarsi ad acquisire una coscienza che abbraccia tutto con lo sguardo
La coscienza che abbraccia con lo sguardo sia gli elementi yin sia gli elementi yang come “parti che compongono l’insieme” è proprio la coscienza della vita originaria dell’essere umano, cioè la coscienza del regno della divinità.
Proprio questo è il modo di usare la coscienza sulla Terra rinata nella dimensione spirituale.
Chi si esercita fin da ora a fare proprio questo modo di usare la coscienza non dovrà agitarsi quando arriverà il momento.
C’è anche chi vive un risveglio della coscienza in modo spontaneo, ma anche quando non è così, esso può avvenire esercitandosi a osservare lo yin e lo yang, il dritto e il rovescio delle cose con la visione della divinità.
La mentalità fondamentale per questo è rendere una cosa normale la definizione dell’esistenza secondo cui tutta l’umanità, compresi noi stessi, è un’esistenza radicata nella divinità, che porta in sé una parte della forza della grande sorgente della vita che crea il grande universo e lo fa muovere.
Per farlo, serve l’esercizio di continuare a pensarlo senza stancarsi e senza mollare.
Però, come dico sempre, anche continuando a esercitarsi a rendere lento e disteso il respiro per tutto il tempo in cui si è svegli, la coscienza si aggiorna in quella direzione.
È un discorso molto importante, ma questa volta mi sono concentrato su «rendere normale avere nel proprio cuore un punto di vista con una coscienza che guarda dall’alto», quindi ne parlerò un’altra volta.
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