L’ascensione dimensionale dell’intelligenza (1)
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★L’intelligenza – La capacità infinita che l’essere umano possiede
Oggi parliamo dell’«intelligenza», indispensabile quando si parla di «divinità».
La parola «intelligenza» di solito si usa per l’essere svegli, o per il talento di far funzionare bene il cervello, vero?
Il funzionamento di questa intelligenza in origine è una parte dell’opera della divinità, una parte delle doti indispensabili perché una persona faccia evolvere la coscienza.
Prima di tutto, quando nascono nel corpo fisico, la maggior parte delle persone entra nel corpo in uno stato di zero, in cui tutte le capacità, intelligenza compresa, sono state azzerate, e poi comincia la vita, vero? (In giapponese «zero» si può leggere «rei», che significa anche «spirito».)
E nei primi uno o due anni, in un certo senso senza prendere in prestito la forza di nessuno, scavano dagli strati dell’anima l’intelligenza, talento dato dal cielo, imparano le parole e le mettono a frutto nella creazione della vita nel mondo dei fenomeni.
In molti casi, in quel periodo i genitori li aiutano a esprimere quella forza, ma nel bambino che impara le parole si intravede la capacità infinita che l’essere umano possiede, e credo che molti genitori non possano fare a meno di stupirsi della velocità di quella crescita rapida.
Vale per chiunque, e da quel lato si può dire che l’intelligenza sia una qualità innata che dimora in modo uguale in tutta l’umanità.
Ma in realtà il suo modo di manifestarsi varia da persona a persona, perciò non si può certo dire che sia uguale.
E per chi è partito in ritardo, è previsto che la sviluppi con il proprio impegno successivo.

★L’intelligenza fatta di capacità di riconoscimento e capacità di espressione
Questo significa che l’intelligenza è una qualità innata e allo stesso tempo una qualità che si può sviluppare in seguito.
Se si mettono in pratica pensieri, parole e azioni che attivano l’intelligenza, a parte casi come l’essere nati con un grave handicap nel cuore o nel corpo, chiunque può lucidare l’intelligenza fino a farla brillare e metterla a frutto nella vita.
Il suo modo d’essere somiglia in qualche modo a quello del destino.
Ognuno nasce con un destino stabilito in modo innato, ma, secondo come usa l’intelligenza che possiede dopo la nascita, può trasformare perfino un ambiente di destino sfortunato nel culmine della felicità, vero?
E qui viene la parte importante: chi riesce a fondere così l’intelligenza innata e quella acquisita e a metterla a frutto nella vita ha una certa caratteristica comune.
È che sa usare bene entrambe le capacità: il riconoscimento e l’espressione.
C’è chi non riesce bene né a riconoscere né a esprimere, e c’è chi riconosce bene ma non riesce a esprimerlo bene.
Ma chi non riesce a riconoscere bene fin dall’inizio non riesce nemmeno a esprimere bene.
Per questo parliamo sempre dell’importanza della capacità di riconoscimento, ma per quanto riguarda l’intelligenza, la capacità di riconoscimento e la capacità di espressione sono le due facce di una stessa medaglia, e se si separano, non funzionano più come intelligenza. (Continua)







