Per sperimentare la rinascita pur restando in vita – 2
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(Continua dalla volta precedente)
La differenza tra «nuova nascita» e «walk-in»
Il «rinascere pur restando in vita» di cui parliamo noi si può esprimere in una parola con «nuova nascita».
Come discorso simile, c’è il fenomeno chiamato «walk-in», di cui a volte si parla negli ambienti spirituali.
Lì lo intendono come “lo scambio dell’anima pur restando in vita”.
Ma, a essere precisi, anche lì i casi in cui l’anima si è davvero scambiata sono pochi.
Che cosa significa? Una volta vi ho detto che «nel reincarnarsi nel corpo fisico di questa vita, quasi tutti nascono come spiriti composti, con più linee spirituali», vero?
Per esempio, quasi tutti vivono in una forma in cui le persone del mondo spirituale B, C e D vengono riunite in una sola anima, quella della persona A, e nascono come un solo essere umano.
Spiegando a grandi linee lo schema con cui vengono riunite in una sola anima: nascono mescolati in giusta misura uno spirito di indole relativamente elevata e due o tre spiriti che danno parecchio da fare.
In quel caso, se il carattere e l’umanità che si manifestavano all’inizio erano principalmente quelli di B, capita spesso che in seguito vengano in superficie C o D.
Ma questo è un discorso completamente diverso dalla «nuova nascita» che vi consigliamo noi.
La «nuova nascita» di cui parliamo noi significa letteralmente «vivere in modo nuovo», cioè «vivere di nuovo con una coscienza che ha fatto rinascere la divinità».
Nel discorso di prima sugli spiriti composti, non è né A, né B, né C, né D, ma «lo stato in cui un A del tutto nuovo, in cui le nature di B, C e D sono integrate e armonizzate come esistenza di “un’unica vita”, vive l’essenza della vita».

Per far riuscire lo spettacolo sul palcoscenico di questo mondo (il mondo fenomenico)
«Da dove viene la vita, che cosa fa qui e dove tornerà?»
«Per che cosa siamo nati?»
«Qual è il senso del vivere?»
«Che cosa succede alle persone quando muoiono?»
«Qual è mai il rapporto tra l’universo e ogni forma di vita?»
Se si cominciasse a elencarle non si finirebbe più, ma sono proprio queste domande filosofiche rivolte a se stessi a formare “il terreno che fa da base alla personalità rinata”.
Che un essere umano fisico sia vivo significa che le persone dell’altro mondo sono venute in questo mondo e ci trascorrono un certo periodo di tempo, vero?
In quel momento tutti hanno un progetto concepito prima di nascere.
Se si paragona questo mondo al palcoscenico di uno spettacolo teatrale, per le persone che stavano dietro le quinte, prima di salire sul palco, ci sono giorni e giorni di prove, e il palcoscenico vero e proprio è il luogo in cui mostrare i frutti di quelle prove.
Se ci aggiungiamo il discorso degli spiriti composti, questo mondo si può dire uno spettacolo in cui due o tre persone recitano dentro un unico kimono.
Se più persone non vanno a tempo, non si riesce a recitare bene, vero?
Questo è ciò che ho detto prima: «diventare un A del tutto nuovo, in cui le nature di B, C e D sono integrate e armonizzate come esistenza di “un’unica vita”».
E il copione corrisponde alle “abitudini di pensiero delle vite passate”, ripetute più e più volte, mentre l’improvvisazione corrisponde alla «coscienza divina manifestata consapevolmente in questo preciso istante».
La coscienza, i pensieri e il cuore, se non li si usa consapevolmente, finiscono per lasciarsi trascinare dai pensieri abituali, e si vive una vita priva di freschezza, vero?
In questo senso, sul palcoscenico di questo mondo, si può dire che proprio l’improvvisazione radicata nella divinità sia la bravura di quell’attore.
(Continua la prossima volta)







