Per sostenere l’affinamento delle vibrazioni spirituali e delle vibrazioni materiali – 3
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Come distinguere l’armonia e la disarmonia interiori
Ho detto che, osservando lo stato del cuore “quando si prova una qualche impressione sulla situazione del mondo percepita con i cinque sensi o sulle parole e le azioni degli altri”, è possibile distinguere l’armonia o la disarmonia del proprio mondo interiore; ora vi spiego che cosa significa.
È molto semplice: basta osservare lo stato dei pensieri che si provano verso le parole e le azioni degli altri o verso le tendenze del mondo che toccano i propri cinque sensi, e distinguere se i pensieri restano impigliati nel cuore oppure no.
Solo con questo si può riconoscere l’armonia o la disarmonia del proprio mondo interiore.
Se si riesce a lasciar scorrere con un semplice «Ah, è così», o a lasciar passare senza farci particolarmente caso, è uno stato in cui non si resta impigliati; in quel caso si può considerare che dentro di sé non ci sia un seme di disarmonia legato a quelle parole e azioni altrui o a quel fenomeno, quindi non c’è bisogno di preoccuparsene in modo particolare.
Al contrario, se entrando in contatto con quelle parole e azioni altrui o con quel fenomeno nasce un qualche movimento del cuore, come opposizione o impulso, rabbia o tristezza, gioia o empatia, significa che nei propri pensieri c’era un appiglio.
In quel caso la causa dell’appiglio si trova dentro di sé, quindi bisogna rivolgere di nuovo verso se stessi i pensieri provati verso quelle parole e azioni altrui o verso quel fenomeno, e riesaminarli con la riflessione interiore.
Quanto al modo di rivolgerli verso se stessi e osservarli, finché non ci si è abituati credo che la «riflessione interiore» sia il metodo con cui è più facile trovare «la causa che in realtà si trovava nel proprio mondo interiore», perciò vi spiego questo metodo.

Il procedimento della riflessione interiore
- Seduti in seiza (in ginocchio) o su una sedia, raddrizzate la schiena, rilassate le spalle, abbassate leggermente il mento, chiudete gli occhi e appoggiate le mani sulle ginocchia nel Nyorai IN (il Nyorai IN è un IN che ha la funzione di collegarsi direttamente alla sorgente della propria vita. Durante la riflessione interiore lo si mantiene formato. Per formarlo, si fa un anello con il pollice e l’indice della mano destra e della mano sinistra, si uniscono i due anelli come gli anelli di una catena e si appoggiano leggermente sulle ginocchia con i palmi rivolti verso il cielo. Non importa quale palmo stia sopra, il destro o il sinistro. Anche nel formare gli anelli, non importa quale pollice stia sopra, il destro o il sinistro)
- Espirate lentamente tutta l'”aria stagnante” rimasta a lungo sul fondo dei polmoni (stringete le labbra come per fischiare ed espirate dalla piccola apertura al centro delle labbra, debolmente e lentamente, con l’intenzione di impiegare da 30 secondi a 1 minuto. Se non riuscite a espirare così a lungo, fatelo entro limiti che non vi affatichino)
- Quando pensate «Non riesco più a espirare», fate un ultimo sforzo: tirando in dentro il basso ventre come per sollevare gli organi interni e stringendo i glutei, espirate fino in fondo l’aria rimasta (se possibile, ripetetelo due o tre volte)
- Quando i polmoni sono vuoti, il corpo comincia naturalmente ad assumere ossigeno anche senza pensare di inspirare; perciò, quando cominciate a inspirare in modo naturale, inspirate consapevolmente fino in fondo solo l’ultima parte e riempite i polmoni di ossigeno nuovo
- Dopo aver inspirato fino in fondo, trattenete il respiro per circa 7 secondi contando «1, 2, 3, 4, 5, 6, 7»
- Passati 7 secondi, espirate fino in fondo impiegando il doppio dei secondi
- Poi ripetete fino alla fine [inspirare in 14 secondi – trattenere per 7 secondi – espirare in 14 secondi] (quando inspirate, regolatevi in modo da inspirare al massimo entro quel numero di secondi; quando espirate, regolatevi in modo da espirare fino in fondo entro quel numero di secondi. * Regolate i secondi entro limiti che non vi affatichino)
- Esempio: pensate qualcosa come «Il signor Tal dei tali mi ha detto “Sei uno stupido” e io, come riflesso condizionato, ho reagito: “Lo stupido sei tu”, e poi nel cuore sono ribollite emozioni di rabbia e di tristezza. Ma se sono rimasto impigliato così, vuol dire che la causa era dentro di me. Bene, facciamoci coraggio e proviamo a guardare l’oscurità nel profondo del cuore» (in quel momento, immaginando di diventare la luce di un faro che illumina un mare buio, fissate un punto al centro, davanti a voi, dietro le palpebre chiuse, e provate a contemplare attentamente l’interno del cuore)
- Usando la coscienza mettendola a fuoco in questo modo, anche se spiritualmente non si vede e non si sente nulla, nell’ambito del lampo intuitivo si comincia a percepire che esistevano sia un sé che fa del male, che dà dello stupido a un altro sé, sia un sé che subisce il male, che è stato trattato da stupido da se stesso e si è rattristato
- In quel momento nasce un movimento di pensiero che fa capire di colpo, fino in fondo, come «Ah, ecco com’era» o «Era questa la causa»; perciò, con l’intenzione di accompagnare quei pensieri irrisolti mentre ritornano al cielo, assaporate fino in fondo i sentimenti che entrambi hanno provato finora
- Col tempo, quando il cielo del cuore si rasserena, le onde di quei pensieri che attraversano la mente si attenuano come in una dissolvenza; quando riuscite a pensare «Ormai va bene», aprite gli occhi e concludete la riflessione interiore
* Il tempo totale cambia ogni volta, quindi non si può dire in generale, ma credo che sia all’incirca da 5 a 10 minuti
* Il contenuto da pensare al punto 8 cambia di volta in volta
(Continua la prossima volta)






