L’ascensione dimensionale del confronto
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Il «confronto» che rende disarmonioso il cuore
C’è chi si confronta con gli altri e sospira lamentandosi: «Quella persona ci riesce. Io invece no. Ah, che invidia».
Usare la coscienza così è davvero uno spreco, penso. Anche se nel mondo di finora, in un certo senso, non si poteva fare altrimenti.
Perché tutti gli adulti intorno hanno guidato i bambini basandosi sulla propria esperienza di aver fatto proprio questo, e la generazione successiva, che ne aveva fatto un riconoscimento naturale, lo ha imposto di nuovo alla generazione dopo, e così via.
E così sulla Terra si è formata una società in cui il più forte mangia il più debole.
Il fatto che ci sia chi vede se stesso come debole e gli altri come forti significa, poiché «è vero anche il contrario», che c’è anche chi vede se stesso come forte e guarda dall’alto in basso gli altri come deboli, vero?
I vincitori lo abbelliscono con la bella parola «emulazione reciproca». La voce dei perdenti viene sempre sepolta sotto le foglie cadute del subconscio.
L’umanità terrestre lo ha fatto per generazioni e generazioni.
Nelle reincarnazioni, per saldare quei conti, le vittime sono rinate come chi fa del male e chi faceva del male è rinato come vittima.
Ma in realtà i fili del destino si sono aggrovigliati sempre di più, annodati e riannodati, fino ad arrivare a una situazione senza via d’uscita.
In realtà, riuscire o non riuscire a fare qualcosa, avere buoni o cattivi voti, essere più bravi o no degli altri, non è che una piccolissima parte di un essere umano.
Eppure i terrestri hanno scambiato quei valori inculcati come se fossero il tutto di tutto, si sono convinti che «vincere la competizione è ciò che rende vincitori nella vita», e hanno vissuto in un’altalena di sconfitte e di voglia di primeggiare.
Tutte le persone che vivono nella cornice della società moderna, anche quando vengono costrette a credere che il bianco sia nero, stringono i denti e sopportano, facendo di tutto per non uscire dalla cornice di questo mondo.
In realtà è una cosa strana, ma ci sono anche casi in cui, se non lo si fa, si finisce in mezzo alla strada con tutta la famiglia.

Il «confronto» che armonizza il cuore
Il momento è arrivato, perciò lo dico chiaramente: è ormai ora di diplomarsi dall’abitudine di confrontare sé e gli altri per decidere che cosa sia buono o cattivo.
Perché l’importante è lucidare ed elevare se stessi e fare propria una coscienza divina che non vacilla qualunque cosa accada.
Un buon modo di usare il confronto per questo è prendere come termine di confronto il proprio grado di crescita lungo l’asse del tempo.
In mezzo a tutti che si confrontano con gli altri, forse ti sembrerà difficile essere l’unico a fare così.
Ma è una cosa del cuore, perciò la si può fare senza farsi riguardo per nessuno.
A scuola e al lavoro i voti e le valutazioni vengono messi davanti come numeri chiari, ma prima di tutto proviamo a non dare loro valore.
Se si ha un proprio asse di valutazione basato su fatti oggettivi, cioè se si sta crescendo o no, ci si riesce.
Anche se senti di non riuscire proprio a opporti alle valutazioni esterne, se continui senza rinunciare a restare fedele a te stesso, o acquisirai in quell’organizzazione una capacità che convince tutti, oppure davanti a te comparirà un ambiente perfetto per te e ti ci trasferirai.
Ma ciò che conta davvero è continuare a esercitarsi per acquisire un’umanità armoniosa e completa.
Quando, fra non molto, sulla Terra si dispiegherà una civiltà nuova del tutto diversa da quella di finora, verrà il momento in cui capirai il vero significato di ciò che vi trasmettiamo ora.
E penserai:
«Meno male che non mi sono arreso».







