Sul cuore altruista come dovrebbe essere (prima parte)
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★Quando non si sa come dovrebbe essere il cuore altruista
Oggi entriamo in una questione delicata che riguarda il cuore delle singole persone.
È la situazione attuale per cui «troppe persone scambiano per cuore altruista movimenti dei pensieri che si sono allontanati dal cuore altruista come dovrebbe essere, pensano, parlano e agiscono così, e provano stress proprio a causa di quei pensieri, parole e azioni che credono altruisti».
È un argomento delicato, molto difficile da spiegare a parole, e contiene cose che non possono non toccare le pieghe del tuo cuore; perciò, se continui a leggere, vorrei che leggessi con un cuore nudo, senza la serratura del cuore.
Altrimenti la resistenza dell’ego potrebbe farti provare un fortissimo disagio e offuscare la coscienza superficiale.
Va bene?
Se non va bene, passa pure a un’altra pagina.
Allora entriamo nel vivo: sono sorprendentemente molte le persone che soffocano i propri pregi solo perché non sanno come dovrebbe essere lo stato del cuore altruista.
In quello stato il cuore si è legato alle caviglie un blocco di piombo di autorepressione, facilmente scambiato per altruismo, e non riesce a usare liberamente la coscienza, perciò la nebbia della sofferenza chiamata stress non si dirada mai dal cielo del cuore, e si vive sempre in un tormento.
È uno stato che si può chiamare la trappola tipica delle persone di cuore buono, ma se ci si accorge di questo e si usa la coscienza in modo da non cadere in quella trappola, si può esprimere pensieri, parole e azioni altruisti con un sentimento naturale, senza irrigidirsi.
Da qui osserviamo concretamente lo stato di coscienza di chi, non sapendo come dovrebbe essere lo stato del cuore altruista, prova stress nel mettere in pratica l’altruismo.
Per esempio, vediamo… ci sono casi in cui, a forza di preoccuparsi troppo degli altri, non si vede più la cosa essenziale, i propri sentimenti, vero?
Sai perché succede?

★Amiamo noi stessi prima di chiunque altro, e facciamoci amare da noi stessi
È perché… hai messo un coperchio sui tuoi sentimenti sinceri e hai soffocato il tuo «vorrei essere così», «vorrei fare così».
È uno stato in cui si mente a se stessi.
Si può anche dire che sia uno stato in cui si inganna se stessi.
Secondo la Verità Universale, in origine una persona deve prima di tutto amare e avere cura di se stessa, prima di chiunque altro, ed è un’esistenza che deve essere amata e curata da se stessa.
Eppure, se, tenendo il piede d’appoggio del cuore nello spazio dimensionale dell’idea dell’opposizione dualistica, si dà troppa importanza ai sentimenti degli altri più che ai propri, il cuore si allontana dalla natura originaria della vita e nasce un senso di disagio, che cresce fino a diventare sofferenza e occupa la coscienza superficiale; e se si va oltre si arriva a un sentimento di autoconservazione come «sono sempre io a sacrificarmi (a rimetterci)», e alla fine si vive nello stato di chi scarica la responsabilità, dando la colpa agli altri o all’ambiente.
L’importante non è considerare che cosa vogliono o che cosa pensano gli altri, ma scegliere e mettere in pratica i propri pensieri, parole e azioni partendo da che cosa si vuole e che cosa si desidera fare.
La base per farlo è la Verità Universale di cui ho parlato poco fa, «amare e avere cura prima di tutto di se stessi, prima di chiunque altro», ma molte persone non riescono ad applicarla bene e cadono in uno stato di sofferenza. (Continua la prossima volta)







