A chi vive un presente diverso dal futuro che aveva immaginato, ma la cui luce di speranza non si affievolisce e continua a splendere nel cielo del cuore più di prima (prima parte)
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★ Il destino e la coscienza
Oggi facciamo un discorso incentrato sulla creazione del destino personale.
Se il presente non è il futuro che avevi immaginato, ma la luce della speranza non si affievolisce e continua a splendere nel cielo del cuore ancora più luminosa di prima, basta che tu cambi la lunghezza del respiro e il modo di usare la coscienza per poter dispiegare nel mondo reale il futuro sicuro che avevi immaginato.
Che sia importante vivere con speranza e affermare se stessi, riconoscendosi prima di chiunque altro, lo sai anche senza che nessuno te lo insegni, vero?
Ma, guardando il vostro mondo, perché pensi che, pur avendo speranza, ci siano persone che riescono a costruire con sicurezza il futuro che immaginano e altre che non ci riescono, persone che si affermano e altre che no?
È una cosa importantissima per rendere la vita piena di senso, eppure sono sorprendentemente molte le persone che vivono avendola completamente persa dalla coscienza, lasciandola nel vago.
Nel caso delle persone che si trovano in uno stato in cui non riescono a vivere come vorrebbero, i pensieri sono lontani dalla coscienza della vita (la divinità), o l’angolazione del riconoscimento con cui si affermano è sbagliata, e così si proteggono, si mettono sulla difensiva, e finiscono per ripetere giornate che non vanno come vorrebbero.
Osservando persone così, anche se è perché il momento giusto non è ancora arrivato, usano il tempo in un modo davvero sprecato.
Chi non riesce proprio ad avere speranza può cominciare dall’avere speranza nel futuro; ma chi ha speranza e non riesce a realizzarla ha una ragione, o meglio una causa, per cui non ci riesce.
E se si trova da sé quella causa e ci si accorge «ah, era questo. Bastava fare così», chiunque può diplomarsi dal girare in tondo di prima e passare a una vita creativa.
A guardare nei dettagli, ciò di cui bisogna accorgersi varia infinitamente da persona a persona, ma guardando la tendenza generale si può dire che l’angolazione e la dimensione da cui si emette la coscienza non sono giuste.

Per chi pensa «ecco che ricominciano con le cose astratte», spiego: l’angolazione da cui si emette la coscienza è il tipo e la tendenza dei pensieri rivolti alla realizzazione di ciò che si immagina; in modo sommario, è la differenza tra emettere la coscienza pensando «forse non ce la farò» e usare la coscienza pensando «lo porterò a termine di sicuro» o «se ci provo, non c’è niente che non possa fare».
E la dimensione da cui si emette la coscienza, a grandi linee, è se si tratta di un pensiero dualistico attaccato al corpo fisico o di un pensiero collegato alla sorgente originaria della vita, che ha trasceso l’opposizione dualistica.
Per esempio, anche l’affermazione di sé di cui ho appena parlato: l’affermazione di sé che, con pensieri attaccati al corpo fisico, giustifica i propri errori e le proprie debolezze è chiaramente diversa dall’affermazione di sé che, radicata nella divinità, riconosce le infinite possibilità presenti nel profondo di sé e afferma il sé che procede nella direzione di manifestare l’onniscienza e l’onnipotenza della vita.
Capisci?
Vediamo… quali parole potrebbero esprimere «l’angolazione e la dimensione della coscienza» in un modo che capireste anche voi?
Ah, ecco: mindset.
L’angolazione e la dimensione giuste per emettere la coscienza corrispondono, per così dire, a questo mindset.
Se si cerca «mindset», si trova qualcosa come «il modo di pensare e lo stato psicologico formati dalle esperienze passate e dall’educazione, dai preconcetti, dai presupposti taciti, dalle convinzioni e credenze, dai valori e così via».
Noi riassumiamo tutto questo in modo semplice e diciamo: «È importante sovrascrivere e salvare con la coscienza divina le “abitudini di pensiero radicate nella coscienza”».
Lo stato in cui non si riesce a vivere come si vorrebbe è uno stato in cui le abitudini di pensiero impediscono di vivere come si vorrebbe.
È a casi come questo che ci riferiamo quando diciamo: «L’angolazione e la dimensione da cui si emette la coscienza non sono giuste».
Anche se forse c’è chi non vuole ammetterlo. (Continua la prossima volta)







