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Per aprire l'era della comunione con le stelle

La Via per Vivere come Umanità Divina

Voice of Space Brothers

Il fuori è il dentro, il dentro è il fuori (6/8)

Pubblicato il Aggiornato il

(Continua dalla volta precedente)

★Se cambi tu (il dentro), cambia ciò che ti circonda (il fuori)

Per approfondire la comprensione, facciamo qui un altro esempio concreto: supponiamo che ci sia una signora esasperata dal marito che, per ogni minimo errore, le fa la predica spaccando il capello in quattro.

Se una persona così applica questo modo di usare la coscienza, può accorgersi del fatto che ciò che provava verso il marito era in realtà un evento come due specchi che si riflettono, e capire che anche nel proprio cuore c’erano pensieri simili; così non deve più spendere l’energia della coscienza per cercare di cambiare l’altro, e può usare la coscienza in modo efficace, senza sprecarla.

Se invece si impegna a usare l’energia della propria coscienza per far evolvere le abitudini di pensiero, le parole e le azioni del passato, capita perfino che, pur senza aver cercato di cambiare il marito, dopo poco le sue prediche spariscano.

Che cosa significa? In parte anche l’altro cambia davvero, ma il punto principale di questo primo stadio del cambiamento è che, pur sentendosi dire le stesse cose di prima, la moglie non le prende più come prediche: il suo cuore è diventato così grande da accoglierle come consigli dati per amore, e arriva a pensare: «Non mi dice più cattiverie».

Perché succede? Perché, se la propria coscienza evolve, il diametro dell’anima (la sfera vibrazionale della coscienza) si allarga, e le piccole cose non ci scuotono più; e poi, ciò che non facciamo noi non viene più riflesso nel mondo esterno, che è il mondo dello specchio, e così nella realtà avviene anche un cambiamento concreto, per cui l’altro cambia.

Ciò a cui bisogna fare attenzione in questo caso è che le persone con l’abitudine di fare autocritica, che si danno la colpa di tutto, tendono a sbagliare l’angolazione dei propri pensieri, e perciò tendono a finire per maltrattarsi.

L’autocritica va bene quando si capisce chiaramente che «ho sbagliato io»; ma quando, per quanto si guardi il proprio cuore con calma, non si capisce, e ci si abbatte pensando «come sono inutile», questo in realtà non è altro che un «uso sbagliato dell’autocritica».

È un errore che si tende a commettere quando non si conosce la verità dell’anima: che la vita umana ha ripetuto centinaia e migliaia di volte la reincarnazione, nascendo e morendo, e che se ora si è qui è perché si è voluto nascere come coronamento di tutto questo.

Osservando i movimenti del cuore delle singole persone che vivono sulla Terra, se il destino di questa vita si manifestasse solo come risultato dei pensieri, delle parole e delle azioni di questa vita, i rapporti di causa ed effetto delle varie cose si potrebbero distinguere chiaramente; ma in realtà più spesso non è così, perciò molte persone si dibattono in uno stato d’animo da palude senza fondo (sofferenza), perché non ne trovano la causa, in mezzo a disarmonie nei rapporti umani e a trappole del destino che fanno pensare «perché proprio a me deve capitare questo?».

In quei casi non serve conoscere la causa precisa: basta guardare con leggerezza quel destino che passa, pensando: «Ah, qualcosa che mi porto dietro dal passato svanisce manifestandosi così. Manifestandosi così, sta cercando di svanire». (Continua la prossima volta)

 

 

La Via per Vivere come Umanità Divina

I messaggi di questo blog, riordinati per tema in una serie di libri.
La serie sarà pubblicata un volume alla volta.

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