Torniamo alla casa della vita – 4
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(Continua dalla volta precedente)
Il secondo passo per diplomarsi dallo smarrimento del cuore
Poco fa ho detto che il primo passo per diplomarsi dallo smarrimento del cuore è continuare a respirare in modo lento e rilassato per tutto il tempo in cui si è svegli, vero?
Nello stadio successivo, per rendere riconoscimento naturale una coscienza che non resta prigioniera di niente e di nessuno, ci si esercita a riuscire a pensare e dire «grazie di cuore» a ogni cosa.
Le persone che prestano ascolto ai nostri discorsi appartengono in genere alla categoria di quelle che si chiamano brave persone, perciò sono tutte persone che sanno pensare «che gratitudine» verso i doni della natura e verso tutti gli esseri viventi, e sanno dire «grazie di cuore».
Ma osservando con molta attenzione, la gratitudine nei rapporti umani non viene espressa molto.
Simpatia e antipatia, andare d’accordo o no, e perfino, secondo l’umore del momento, rivolgersi con sgarbo alle persone care.
Sia chi prova imbarazzo a dire «grazie di cuore», sia chi sente resistenza pensando «a quella persona non riesco a dirlo», metta da parte questi propri comodi e provi a esercitarsi a dire quanti più «grazie di cuore» possibile per tutto il tempo in cui è sveglio.
Anche qui, come al solito, si fissa un limite di tre settimane, e in quel periodo verso ogni cosa e ogni persona si pensa «che gratitudine», e si dice chiaramente a voce, faccia a faccia, «grazie di cuore».
Così non ci saranno più persone difficili né persone antipatiche.
A quel punto, è come se il settanta per cento della sofferenza di vivere fosse scomparso.
In molti casi la sofferenza più grande nel vivere è quella dei rapporti umani, perciò, se sparisse, basta pensarci un po’ per immaginare quanto più facile diventerebbe vivere, vero?

Il fatto che «i pensieri che si provano verso gli altri sono l’immagine del proprio cuore riflessa in uno specchio»
Ho già detto, vero, che il mondo che tu chiami «questo mondo» è un mondo ricoperto di specchi in cui, ovunque si guardi, avanti, indietro, a destra, a sinistra, in alto e in basso, ci sono solo specchi.
Chi vive legato al senso comune del passato vede l’immagine del proprio cuore riflessa in quello specchio, la scambia per un problema dell’altro e dice buono o cattivo, simpatico o antipatico.
Qui aggiungo una precisazione sul fatto che «i pensieri che si provano verso gli altri sono l’immagine del proprio cuore riflessa in uno specchio».
È che, quando i pensieri di convinzione, fissazione, attaccamento o giudizio affrettato fanno male e reagiscono, quella è «l’immagine del proprio cuore riflessa in uno specchio».
Quando non è così, per esempio quando si pensa qualcosa ma lo si lascia scorrere senza badarci, quando le emozioni non reagiscono, quando lo si dimentica subito senza trascinarselo dietro, si sta semplicemente pensando a un fatto, e non ha niente a che vedere con l’immagine del cuore.
Se non lo si sa e si cerca di fare con qualunque cosa «ah, è uno specchio, sono io», al contrario, per quanto ci si guardi, non si capisce, ci si preoccupa inutilmente e il cuore non trova pace.
Perciò basta pensare semplicemente: «Quando le emozioni fanno male, la causa è in me».
E poi guardare ciò che si fa a se stessi e ciò che si subisce da se stessi.
Nel cuore non c’è mai soltanto la vittima, e non c’è mai soltanto chi fa del male.
Entrambi i sé esistono in coppia.
Per questo i pensieri fanno male.
Poiché l’equilibrio tra questi sé (coscienze) di yin e yang, positivo e negativo, si era rotto, ci si arrabbiava con gli altri, ci si abbatteva sentendosi sopraffatti, si provavano rancore e odio, invidia e gelosia.
L’altro giorno l’ho mostrato con i numeri, vero?
Mantenere neutrale l’equilibrio della coscienza è ciò che chiamo sempre «il campo visivo che osserva dall’alto» (la visione a volo d’uccello).
Così, sulla schiena dei pensieri non pacificati del cuore, sia positivi sia negativi, spuntano ali d’angelo e ritornano in cielo.
Questo significa che i pensieri non pacificati dentro di sé trovano pace.
Ripetendolo sempre di più, sgorga profonda la gratitudine verso la «vita», e si diventa capaci di passare ogni istante in uno stato d’animo di sola gratitudine.
In altre parole, per diventare capaci della «gratitudine verso la vita», la fonte della forza che muove se stessi, la cosa più importante di tutte, è bene esercitarsi a dire «grazie di cuore» a chiunque in questo mondo di specchi.
Perché in superficie sembra di ringraziare gli altri, ma in realtà si ringrazia «la luce della vita».
(Continua la prossima volta)







