Un discorso per allenare la capacità di riconoscimento (prima parte)
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★Esercitiamoci a guardare cambiando l’angolazione e la dimensione della coscienza
Come modo per evolvere nella coscienza nel lavoro di ogni giorno, è bene allenarsi ogni tanto a guardare cambiando l’angolazione e la dimensione da cui si emette la coscienza.
Se dovessi spiegarlo con il modo d’essere della terza dimensione… per esempio, ecco, per esempio chi guarda sempre dall’alto in basso in modo unilaterale non capisce i sentimenti di chi sta in basso e guarda in alto, vero?
E chi guarda le cose sempre solo dal lato destro non sa come appaiono le cose viste dal lato sinistro.
E chi ha visto il monte Fuji solo dal lato del Pacifico non conosce il bel monte Fuji triangolare visto dal lato del lago Kawaguchi, e chi guarda le persone solo di fronte, in superficie, non riesce a vederne i fianchi, la schiena o il cuore.
E ancora, chi si chiude nel guscio dell’io e guarda il mondo sempre solo dalla propria parte si trova in uno stato di coscienza in cui un riconoscimento dal punto di vista esterno all’io che crede di essere non gli passa nemmeno per la mente ed è difficile da capire, vero?
Perciò nel discorso di oggi, per chi aspira all’evoluzione della coscienza, parliamo di una parte dei punti di vista che noi riconosciamo: «C’è anche questo modo di vedere e di pensare».
Va bene?
Calma la coscienza superficiale con il respiro profondo, sintonizzati con gli occhi e le orecchie del cuore (l’occhio divino e l’orecchio divino) che abbracciano soggetto e oggetto, e ascolta bene.
Tutti gli eventi e i rapporti che si manifestano nel mondo sono proiezioni dell’universo interiore della persona stessa che li vede e li sente in quel modo, perciò, se si guarda questo mondo (l’esterno) come soggetto e si cerca di migliorare il mondo solo cambiando gli altri (gli oggetti esterni) diversi da sé (l’interno), in un certo senso si può finire per fare un giro più lungo.
Perché, se si cerca di cambiare solo ciò che sta intorno senza cambiare il proprio riconoscimento, si crea uno scontro tra forze e nasce una resistenza, vero?

★Ciò che bisogna cambiare è il proprio riconoscimento: cercare di cambiare qualcuno o qualcosa significa sbagliare l’angolazione e la dimensione da cui si emette la coscienza
Perciò, in realtà, prima di cercare di cambiare gli altri o il mondo esterno, bisogna far salire di dimensione il proprio riconoscimento.
Quando si cerca di cambiare solo il mondo esterno, l’ego si infila facilmente.
Detto al contrario, se cambia il proprio modo di vedere il mondo esterno, cambia l’oggetto stesso.
Perché, cambiando il riconoscimento, lo si vede in modo diverso.
Solo allora opera la forza che cambia l’oggetto esterno.
Per questo diciamo sempre: «Troviamo la divinità in ogni cosa».
La realtà di gran parte dell’umanità della Terra è che, senza capire questo principio, ci si sfrega e ci si scontra con sé e con gli altri, e poi si fatica a rimettere a posto la situazione.
«Sfregarsi e scontrarsi con sé e con gli altri» significa non solo con qualcosa o qualcuno di esterno, ma anche sperimentare dentro di sé lo sfregamento e lo scontro chiamati conflitto interiore.
Capisci?
In ultima analisi, chiunque vede gli altri e sente il mondo esattamente come li riconosce.
Perché lo diciamo? Perché non è che prima esista un altro fisso che ti parla o si comporta in un certo modo, né che il mondo fosse già come tu pensi prima che tu lo riconoscessi così.
Anche il riconoscimento che hai di qualcuno, «questa persona è fatta così», è solo un lato visto dal tuo punto di vista.
E anche la tua visione del mondo, «questo mondo è un mondo così e così», è solo il mondo come lo riconosci tu.
Se si guarda con rigore la vera natura dei «fatti» che le persone credono veri, si può dire che ce ne sono tanti quante sono le persone. (Continua la prossima volta)







