La purificazione delle emozioni (seconda parte)
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(Continua dalla volta precedente)
★Facciamo nostre le parole di verità che favoriscono la purificazione delle emozioni
Allora, poco fa abbiamo detto qualcosa che significa: «Qualunque cosa faccia qualcun altro, questo in sé non ha grande significato. L’importante è il movimento del proprio cuore nel vederlo e sentirlo, e le proprie parole e azioni che lo accompagnano».
Quelle parole, dal punto di vista della «purificazione delle emozioni», sono parole di verità con un significato importantissimo.
Lo dico sempre: l’unico che può violare se stesso è se stesso.
L’essere umano non è un’esistenza così fragile da andare in pezzi per qualunque cosa gli altri dicano o facciano.
Eppure tutti finiscono per pensare di essere stati trattati male dagli altri.
Questo è un discorso importantissimo, perciò ascolta bene.
Per esempio, supponiamo che nei rapporti con qualcuno si venga investiti da insulti tremendi.
In quei momenti otto o nove persone su dieci pensano «sei tu che sbagli a dire cose del genere. Io non ho sbagliato», assumono un atteggiamento di difesa o di attacco e puntano contro l’altro la lama delle emozioni, vero?
Ma se ci si pensa con calma, in realtà quell’atto è qualcosa che si fa a se stessi.
E l’altro non ha alcuna responsabilità.
Capisci? Il punto è proprio questo.
Se tutti capissero che gli altri non hanno alcuna responsabilità, è una cosa tale che il mondo della Terra si trasformerebbe adesso, subito, all’istante, immediatamente, in un paradiso di grande armonia.
Penserai: «Perché mai l’altro non avrebbe alcuna responsabilità? E allora chi ha colpa?».
La risposta è: «È responsabilità propria, ma questo non significa che la colpa sia propria».
Eh? Ti gira la testa?
Non riesci a capire proprio niente?

★Per affrontare davvero se stessi
Sì, va tutto bene, non c’è bisogno di capirlo subito.
C’è chi impiega parecchi anni a capirlo.
Proprio per questo bisogna prendere la decisione, «me ne occuperò anche a costo di tutta la vita», farsi coraggio e affrontare se stessi a viso aperto.
Quando si affronta se stessi, all’inizio probabilmente si vedrà un sé da cui si vorrebbe distogliere lo sguardo.
Ma lì non fuggire: respirando lentamente, molto lentamente, continua a guardare.
Allora i pensieri di giudizio si attenueranno.
E comincerai a vedere:
«Ah, ecco, venivo ferito perché pensavo di essere ferito. Se non avessi pensato di essere ferito, il fatto di essere ferito non sarebbe mai accaduto».
Poco fa ho fatto l’esempio dell’essere investiti da insulti, vero?
Se lì non si recepiscono e non si riconoscono come insulti le parole e le azioni dell’altro, dentro di sé non nasce niente che si impigli nelle parole e nelle azioni dell’altro.
È un fatto vero, perciò lo ripeto tante volte: se dentro di sé non c’è niente che attragga, qualunque cosa dica l’altro il cuore non reagisce.
Se il cuore reagisce, significa che dentro di sé c’è qualcosa che attrae.
Per esempio, chi porta qualche trauma o complesso, quando viene toccato lì, o reagisce violentemente senza volerlo, o rende l’armatura ancora più spessa e si chiude nel proprio guscio per proteggersi, vero?
Situazioni del genere sono scontri che avvengono perché le Divinità e gli Spiriti Guardiani di entrambe le parti si sono accordati, per annullare a vicenda il karma, allo scopo di farvi accorgere dell’autonegazione che c’è dentro di voi. (Continua la prossima volta)






