L’ascensione dimensionale della durata della vita e la vostra missione (1/5)
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★Sulla morte con dignità
Nel mondo terrestre di oggi non è raro che i familiari di una persona sospesa tra la vita e la morte, per l’importanza che danno alla medicina moderna, le facciano somministrare cure per prolungare la vita senza che la volontà della persona stessa sia stata verificata a sufficienza.
Come risultato, che cosa è successo sulla Terra?
Esatto: se si guardano solo i numeri di superficie, la durata media della vita si è allungata in modo drammatico.
Guardando i numeri da un altro lato, sono aumentati rapidamente gli anziani che trascorrono lunghi periodi in un letto d’ospedale o che, anche curati a casa, hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24, vero?
In proporzione a questo è aumentato il peso psicologico ed economico sui familiari, ed è un fatto da non trascurare che siano aumentate le famiglie che vivono come messe con le spalle al muro, e le persone che ricevono cure per prolungare la vita senza che la loro volontà sia stata verificata.
Negli ultimi anni sulla Terra si è cominciato a usare l’espressione «morte con dignità», ma quanto si è diffusa è ancora molto poco.
In questi ultimi decenni la medicina ha fatto rapidi progressi e, guardando solo i numeri, l’umanità della Terra è certamente diventata capace di vivere più a lungo.
Eppure, circa cento anni fa, se si arrivava a sessant’anni si pensava: «Quella persona se n’è andata serenamente a una bella età», «Ha vissuto a lungo».
Ciò su cui vorremmo che rifletteste qui è questo: pensate che la felicità della persona prossima alla morte e dei suoi familiari sia aumentata in proporzione all’allungamento della vita?
Se fosse aumentata andrebbe bene, ma è evidente che non è così.

Perché pensi che sia così?
Questa domanda non parte dal presupposto unilaterale che non serva vivere a lungo o che sarebbe meglio tornare alla breve durata media della vita di un tempo: è una domanda per sollevare il problema di una situazione distorta in cui la vita si è allungata ma la felicità è diminuita: «Non pensi che ci sia qualcosa che non va?».
Per cogliere la risposta della Verità Universale basata sulla divinità (la risonanza della luce della vita che sgorga da dentro di sé) a questa domanda, bisogna saper rispondere, sulla base delle proprie convinzioni, alla domanda filosofica: «Per che cosa vive l’essere umano?».
Chi ha avuto dal profondo del cuore l’intuizione della risposta a quella domanda si può dire che sappia rispondere anche a tante altre domande filosofiche: da dove viene la vita, perché dimora nel corpo del feto formato nel grembo materno, per che cosa la propria vita ha scelto i genitori, l’ambiente, il popolo e la nazione in cui nascere, e dove va la vita di una persona quando muore.
Finché non si sa ancora per che cosa si vive, né da dove venga la vita e dove ritorni, ci si lascia facilmente condizionare dalle parole e dalle azioni degli altri e dalla posizione e dall’ambiente in cui ci si trova, e anche in vecchiaia diventa difficile raggiungere uno stato di serenità e di beatitudine in cui il cuore trova pace. (Continua la prossima volta)







