Per rendere riconoscimento naturale la coscienza che ha compiuto l’ascensione (ascensione dimensionale) – 1
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La verità sull’ascensione (ascensione dimensionale)
Il significato essenziale di parole come ascensione o ascensione dimensionale è far riflettere la sottile risonanza del cuore dell’universo nelle vibrazioni materiali e nelle vibrazioni spirituali proprie di quella stella.
I protagonisti di questo sono, naturalmente, gli esseri umani di quella stella.
C’è l’espressione «il signore di tutte le creature», vero?
L’umanità è l’essere vivente che ha la missione di dissodare il proprio pianeta.
Per questo si può anche dire che l’ascensione (ascensione dimensionale) è il processo in cui l’umanità di una stella, attraverso i lunghi anni di scavo della galleria, divide spiritualmente le anime (ne scompone la luce) facendo nascere i propri discendenti, e integra e armonizza i sette colori originari che la luce della vita possiede per natura.
I pensieri incollati al corpo fisico, convinti che «questo corpo sono io» e che «io e te siamo persone diverse», non possono sapere attraverso quale percorso la propria anima sia arrivata a esistere qui e ora.
Ma se si guarda dall’alto usando l’occhio divino (l’occhio vero), che sta ancora più in profondità dell’occhio astrale e dell’occhio spirituale nel profondo del corpo fisico, si diventa capaci di cogliere intuitivamente il quadro completo delle linee spirituali che compongono le proprie anime.
Non arrenderti dicendo: «Tu ci riesci, ma per me è impossibile».
L’occhio divino è in dotazione di serie a tutta l’umanità fin dall’inizio.
Solo che ora, poiché non avete ancora ricordato del tutto la verità della vita, questo occhio interiore non si è ancora aperto; ma in un prossimo futuro, con quell’occhio vero, potrete sicuramente vedere dentro e fuori di voi lo «svolgersi del sacro», che è l’essenza del mondo.

L’atteggiamento mentale che riconosce l’essenza
Ciò che diventa importante, allora, è l’esercizio quotidiano per riuscire a percepire, con l’attuale livello di coscienza, la risonanza della divinità che non si può né vedere né sentire, e nemmeno toccare.
Prima di iniziare questo esercizio, c’è un atteggiamento mentale di cui bisogna essere ben consapevoli.
È la consapevolezza che in ogni manifestazione dimora la divinità.
Il riconoscimento ancora più basilare per rendere questo un riconoscimento naturale è la consapevolezza di sé: «Io sono per natura un essere divino».
Senza questo, non si può riconoscere la divinità in ogni manifestazione.
Perché? Perché ciò che l’umanità vede proiettato nel mondo dei fenomeni è soltanto ciò di cui riconosce l’esistenza nel proprio universo interiore.
Si dice spesso così, vero?
«Le persone vedono il mondo attraverso il proprio filtro» e «Non bisogna guardare le cose con le lenti colorate».
Il senso è: «perché ciò che l’umanità vede proiettato nel mondo dei fenomeni è soltanto ciò di cui riconosce l’esistenza nel proprio universo interiore».
Ognuno può vedere soltanto ciò che pensa che esista.
Chi non riesce a pensare che la divinità esista non riesce a percepirla nemmeno vivendo in uno spazio cosmico colmo di divinità.
Perché si trova nello stato di chi fa soffrire se stesso dentro un mondo costruito dalle proprie convinzioni: «Ah, questo mondo è orribile», «Che creature brutte sono gli esseri umani», «È un mondo in cui tutti vivono egoisticamente, perciò anch’io devo proteggere me stesso e ciò che mi è caro».
Al contrario, chi riesce a pensare «La divinità esiste. Non si vede e non si sente, ma esiste davvero» riesce a vedere, dietro le manifestazioni che sembrano imperfette, la realtà della perfezione.
Ma senza esercizio non si riesce a pensarlo, perciò è necessario esercitarsi a vedere la divinità in tutto, e per questo diciamo che, prima di tutto, è importante rendere riconoscimento naturale la propria divinità.
(Continua la prossima volta)







