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La Via per Vivere come Umanità Divina

Voice of Space Brothers

Come usare bene le risorse di coscienza che hai ora ed espanderne il campo (prima parte)

Pubblicato il Aggiornato il

La causa quando ci si sente bloccati nei giorni in cui si aspira all’evoluzione della coscienza

Aspirando all’evoluzione della coscienza, pensando «voglio cambiarmi, voglio cambiare, vorrei cambiare», non ti capita di sentire che non riesci a cambiare per niente, o che l’asticella è troppo alta?

Preoccupazioni del genere nascono perché nel modo di usare le risorse di coscienza c’è qualcosa di forzato, di sprecato o di sconsiderato.

Le «risorse di coscienza», in questo caso, sono la coscienza superficiale e anche i pensieri abituali: in parole semplici, il sé che credi di essere.

Visto dal lato della divinità, la coscienza che non ha ancora compiuto del tutto l’evoluzione ha un campo molto ristretto.

Per questo si è occupati a far quadrare le poche risorse di coscienza, non si riesce a usarle come si vorrebbe, e si finisce tormentati da pensieri negativi come quelli di cui ho parlato all’inizio.

Per esprimere da un’altra angolazione la coscienza superficiale in cui la divinità non è stata sviluppata, si può dire che è «una risorsa limitata destinata a svanire»; si cerca di cambiare tutte in una volta quelle risorse limitate, o ci si mette alla prova pensando di poterle cambiare in un colpo solo, e così si prova un senso di fallimento, o i pensieri vengono dominati dalla rassegnazione del sentirsi bloccati.

In pratica è una cosa sconsiderata, una resistenza inutile, troppo forzata, perciò la coscienza di sé nella zona latente la blocca, e alla fine spesso non dà frutti. Ecco come stanno le cose.

Come vengono usate le risorse di coscienza nella vita quotidiana

Nella vita quotidiana, anche se cerchi di prenderti il tempo con cura per non arrivare a quel punto e di restare in uno stato di coscienza che non si lascia trascinare dalle abitudini di pensiero, ci sono momenti in cui serve un giudizio istantaneo e non te lo puoi permettere, vero?

Semmai, le risorse di coscienza vengono usate più spesso per cose in cui bisogna giudicare in fretta, zac, zac, zac; perciò, anche se si cerca di rivolgere le poche risorse di coscienza rimaste a manifestare la divinità, è come una goccia d’acqua su una pietra rovente, e il risultato tende a essere che non se ne ricava granché.

Col tempo, quando più della metà della coscienza superficiale entra nel campo di coscienza della divinità, come è espresso dalle parole «la forma è vuoto, il vuoto è forma», diventa chiaro che il mondo che si credeva esistesse era un’illusione e che il mondo che si credeva non esistesse era la vera realtà; e poiché non si è più vincolati dai limiti del mondo finito (il mondo fenomenico), il campo della coscienza si espande centinaia o migliaia di volte rispetto a quando si credeva che il corpo fisico fosse il sé, e da quel momento si diventa capaci di usare liberamente i pensieri (diventa come un’utilitaria con il motore di un’auto grande); ma finché non ci si arriva, bisogna usare in modo efficiente le risorse di coscienza limitate che si hanno ora. Questo è il punto. (Continua la prossima volta)

La Via per Vivere come Umanità Divina

I messaggi di questo blog, riordinati per tema in una serie di libri.
La serie sarà pubblicata un volume alla volta.

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